PFAS Veneto: l’osmosi inversa è l’unica soluzione?

Cosa sono i PFAS? Come difendersi da questa minaccia?

E’ impossibile non conoscere la vicenda che tratteremo, infatti ne hanno parlato tutti i principali mass media nazionali. Cosa sono i PFAS? Perché rappresentano una minaccia sanitaria così grave?

Prima di tutto, “PFAS” è un acronimo che sta per “Perfluoroalkyl Substances”, ovvero “Sostanze Perfluoroalchiliche”, in italiano.

Senza scendere in dettagli troppo tecnici, questo acronimo indica dei particolari composti chimici di natura sintetica, più precisamente degli acidi che si presentano in forma liquida, particolarmente utilizzati in vari settori dell’industria. Se da un lato possono essere utili durante i vari processi industriali in cui sono impiegati, dall’altro rappresentano una grandissima minaccia ambientale

Correlazione tra PFOA, PFOS e PFNA

Molto spesso, l’acronimo PFAS viene accostato anche ai PFOA, ai PFOS e ai PFNA. Qual è la correlazione?

In parole molto semplici, i “PFAS” sono una “grande famiglia” al cui interno troviamo, per l’appunto, anche i PFOA, i PFOS e i PFNA.

La catalogazione di questi agenti chimici dipende, essenzialmente, dal numero di atomi di carbonio contenuti al loro interno.

Inoltre sono proprio questi ultimi a determinare la persistenza di tali sostanze nell’ambiente che ci circonda: alcuni permangono di più (intorno ai 5 anni), altri di meno (qualche decina di giorni).

In ogni caso, si tratta sempre e comunque di sostanze chimiche che hanno un forte impatto anche sulla nostra salute.

La piaga sociale dei PFAS in Veneto

I PFAS in Veneto rappresentano una vera e propria “piaga sociale”. Questa triste vicenda ebbe inizio negli anni ’60 a Trissino, un piccolo comune in provincia di Vicenza. Infatti, è proprio qui che fu costruito lo stabilimento della Miteni s.p.a., un’azienda che, fino al 2018 operava nel settore chimico, producendo vari tipi di PFAS.

Purtroppo, non seguendo i giusti protocolli, nel corso degli anni la Miteni ha smaltito i propri scarti industriali riversandoli nell’ambiente circondante, scarti che poi sono penetrati inevitabilmente nelle falde acquifere. Ecco che, da una situazione circoscritta, il problema si è letteralmente allargato “a macchia d’olio”, interessando anche altre zone del Veneto, oltre alla provincia di Vicenza

PFAS Vicenza

Per quanto riguarda l’inquinamento da PFAS in provincia di Vicenza, le falde acquifere interessate si trovano in corrispondenza dei comuni di Alonte, Asigliano Veneto, Brendola, Lonigo, Noventa Vicentina, Orgiano, Pojana Maggiore e Sarego

PFAS Verona

Parlando di falde acquifere, dobbiamo immaginarle come una fittissima rete sotterranea di fiumi e canali, proprio come quelli che vediamo in superficie.

E’ proprio per questo motivo che l’inquinamento da PFAS ha raggiunto anche la provincia di Verona, interessando i comuni di Albaredo D’Adige, Arcole, Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà, Veronella, Zimella, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe e Terrazzo.

PFAS Padova

Lo scorretto smaltimento dei PFAS è stato perpetrato della Miteni nel corso di svariati decenni, pertanto, anno dopo anno, questi pericolosi composti chimici hanno inquinato anche un’ampia zona del padovano, compromettendo le falde acquifere nei comuni di Borgo Veneto, Casale di Scodosia, Merlare, Urbana, Bagnoli di Sopra, Cervarese di Santa Croce, Conselve ed Este.

PFAS Rovigo

Sebbene la provincia di Rovigo sia piuttosto distante da Vicenza, l’inquinamento da PFAS non ha risparmiato nemmeno questo territorio, colpendo i comuni di Occhiobello e Polesella. Naturalmente i rilievi scientifici sono ancora in corso, pertanto non c’è da stupirsi se un domani si dovessero riscontrare ulteriori comuni interessati da questo fenomeno.

Come difendersi dai PFAS

I danni che i PFAS causano all’organismo umano non si manifestano al momento, ma nel medio e nel lungo periodo.

La concentrazione di queste sostanze viene rilevata tramite specifiche analisi del sangue e, tra le varie patologie che possono insorgere, troviamo tumore ai reni, ai testicoli e alla tiroide, danni al sistema immunitario e riproduttivo, e malformazioni fetali.

Pertanto, tutti coloro che risiedono nei comuni sopra citati dovrebbero prestare particolarmente attenzione all’acqua che sgorga dai loro rubinetti. Detto questo, qual è il modo migliore per difendersi dai PFAS?

Senza dubbio, bisogna evitare il più possibile di utilizzare l’acqua della rete idrica comunale. Ovviamente non bisogna né berla, né utilizzarla per cucinare. Non solo, bisognerebbe anche non consumare frutta e ortaggi coltivati nelle medesime zone

Osmosi inversa e PFAS: come eliminarli in modo efficace

PFAS: come eliminarli in modo efficace? Installando un purificatore ad osmosi inversa. Certo, la situazione dovrebbe essere risolta a livello pubblico, ma sappiamo bene come funziona in Italia.

Ecco perché noi di Eco Sun abbiamo deciso di proporre questo tipo di purificatori per tutti i privati che vogliono tutelare la loro salute e quella dei loro cari.

L’osmosi inversa è un processo meccanico che, oltre ai batteri, elimina anche le particelle di cloro, nitrati, metalli pesanti, trielina, arsenico e residui chimici.

In altre parole, grazie ai nostri purificatori, dai rubinetti di casa tua sgorgherà acqua pura e oligominerale, proprio come quella di una sorgente incontaminata che si trova ad alta quota.

Abiti nei pressi di un comune interessato dall’emergenza PFAS? Vorresti fare qualcosa di concreto per tutelare la tua salute? Allora richiedici subito un preventivo per l’installazione di un purificatore ad osmosi inversa cliccando qui (https://eco-sun.it/acqua/).

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